Episode #1

Il focus della prima puntata di bip bop è incentrato sulle relazioni che intercorrono tra linguaggio, oralità e identità personale e collettiva: le sfumature della pronuncia, le variazioni dell’accento, gli atti di appropriazione di un idioma e le derive della traduzione. In altre parole, i processi di interiorizzazione ed esteriorizzazione delle forme linguistiche che possono generare alterazioni semantiche e fonetiche, fraintendimenti o innovazioni, senso di appartenenza o di estraneità. The first episode of bip bop addresses the relationships among language, orality and identity: nuances of pronunciation, variations of accents, individual appropriations of language, and drifts of translation. In other words, processes of internalization and externalization of linguistic forms that might generate semantic or phonetic alterations, misunderstandings or innovations, sense of belonging or estrangement.

INDEX
Works #1:
Lawrence Abu Hamdan, The Freedom Of Speech Itself (2012)*
Interludi #1: Giorgio Agamben, Homo Sacer, Einaudi, Torino 1995
Archivio #1: Chris Burden, The Atomic Alphabet (1982)
Works #2: Steve Roden, Angels, angels small and marvelous, da fallen/spoken (2000-2013)
Interludi #2: Hannah Arendt, Antologia. Pensiero, azione e critica nell’epoca dei totalitarismi, Feltrinelli, Milano 2006 Archivio #2: Adrian Paci, A Real Game (1999)
Radio Links: Radio Papesse introduce:
Works #2: Laura Malacart, Voicings (Italy) (2012)
Interludi #3: Cesare Marchi, Accenti, da In punta di lingua, Rizzoli, Milano 1992
Archivio #3: Francisco Meirino, My Voice is Unique (Antifrost, 2011), estratto
Playlist: a cura di Walter Prati

*NB: bip bop Episode I ha trasmesso The Freedom of Speech Itself nella sua interezza. Su richiesta dell’artista, l’opera è stata tagliata dalla documentazione della puntata qui pubblicata e sostituita con un breve estratto. Un minuto di silenzio prima e dopo marca questa sostituzione. bip bop Episode I broadcasted The Freedom of Speech Itself  in its entirety. As requested by the author, the work has been cut from the documentation of the episode here published and substituted with a brief extract. A minute of silence before and after the extract marks this replacement.


WORKS #1
The Freedom Of Speech Itself è un documentario audio che indaga la storia e l’applicazione contemporanea dell’analisi forense della parola parlata e delle impronte vocali, concentrandosi sul controverso uso dell’analisi della voce per determinare le origini e l’autenticità dell’accento dei richiedenti asilo nel Regno Unito. Testimonianze di avvocati, esperti di fonetica, richiedenti asilo e funzionari dell’Home Office britannico mettono in luce una geo-politica degli accenti e delle pratiche di ascolto che hanno condotto a storie scioccanti di deportazioni erronee. Adottando una composizione audio sperimentale e appropriandosi delle tecniche radiofoniche, Lawrence Abu Hamdan pone in questione le modalità fondamentali in cui ascoltiamo e parliamo. The Freedom Of Speech Itself è parte del progetto Aural Contract, costituito da una serie di eventi, pubblicazioni, mostre e workshop che esaminano la politica contemporanea dell’ascolto concentrandosi sul ruolo della voce nella legge. Attraverso il progetto, Abu Hamdan ha costruito un archivio sonoro contenente estratti audio dei suoi lavori assieme a momenti specifici di ascolto e discorso giuridici raccolti da un ampio range di fonti: dai processi a Saddam Hussein e Judas Priest a registrazioni di prove della polizia britannica, da film come Decoder a letture di testi fra cui Il re in ascolto di Italo Calvino. I componenti di questo archivio sono poi mescolati, generando documentari e composizioni narrative che immergono gli ascoltatori in una discussione sulla relazione fra ascolto, politica, confini, diritti umani, testimonianza, verità e diritto internazionale. The Freedom Of Speech Itself  is an audio documentary looking at the the history and contemporary application of forensic speech analysis and voice-prints (voice fingerprints), focusing on the UK’s controversial use of voice analysis to determine the origins and authenticity of asylum seekers’ accents. Testimonies from lawyers, phonetic experts, asylum seekers and Home Office officials reveal the geo-politics of accents and the practice of listening that led to shocking stories of wrongful deportations. When combined with the experimental audio composition and appropriated radiophonic techniques, these interviews are designed to question the fundamental ways in which we speak and listen. The Freedom Of Speech Itself is part of Aural Contract, a project that is constituted by a series of events, publications, exhibitions and workshops that examine the contemporary politics of listening through a focus on the role of the voice in law. Throughout the project Lawrence Abu Hamdan has built up a sound archive, containing audio extracts of his works together with specific moments of juridical listening and speaking gathered from a wide range of sources such as the trials of Saddam Hussein and Judas Priest, UK police evidence tapes, films such as Decoder and readings from texts including Italo Calvino’s A King Listens. The components of this archive are then mixed together, generating audio documentaries and narrative compositions that immerse its audience in the heart of a discussion about the relationship of listening to politics, borders, human rights, testimony, truth and international law.
Lawrence Abu Hamdan vive e lavora a Londra. Nel 2012 ha presentato il suo lavoro in due mostre personali: The Freedom Of Speech Itself a The Showroom, Londra, e The Whole Truth a CASCO, Utrecht. Il suo progetto in corso, Aural Contract, è stato recentemente esposto alla Tensta Konsthall a Stoccolma e alla Biennale di Taipei. Fra gli altri lavori: Model Court presentato alla Chisenhale Gallery (2011) e Marches per Artangel, Londra (2008). La sua pratica ibrida lo ha portato a scrivere per Cabinet Magazine e la 10° Sharjah Biennal e a far parte del gruppo che cura lo spazio artistico Batroun Projects nel Libano settentrionale. Abu Hamdan sta svolgendo un Phd al Centre for Research Architecture Goldsmiths College. In 2012 London based artist Lawrence Abu Hamdan has had two solo shows featuring new commissioned work The Freedom Of Speech Itself at The Showroom, London and The Whole Truth at CASCO, Utrecht. His ongoing project Aural Contract has been most recently exhibited at Tensta Konsthall, Stockholm (2012) and The Taipei Biennial (2012). Other works include Model Court presented at Chisenhale Gallery, London (2011) and Marches for Artangel, London (2008). His hybridized practice means that he has written for Cabinet Magazine and the 10th Sharjah Biennial and is part of the group running the arts space Batroun Projects in North Lebanon. Abu Hamdan is a Phd candidate at the Centre for Research Architecture Goldsmiths College.

WORKS #2
Il progetto fallen/spoken (2000-oggi) ha inizio con la scoperta del libro Valda dikter dello scrittore svedese Pär Lagerkvist in lingua originale in una libreria di seconda mano. Il libro rimane in attesa per anni, finché Steve Roden non si ritrova a provare a leggerlo ad alta voce e, ascoltandosi, decide di tentare una traduzione intuitiva, di trovare parole corrispondenti in inglese per quelle svedesi a partire dai loro suoni e dal loro aspetto visivo. Le poesie di Lagerkvist diventano quindi la matrice generativa di quelle di Roden attraverso un tentativo di conversare con gli originali che si è protratto per dodici anni e ha avuto un impatto importante anche nel lavoro visivo dell’artista, portandolo a considerare i testi come principio guida delle strutture nascoste, dei sistemi di traduzione e delle partiture delle sue opere. Una delle poesie emerse da questo personale processo di traduzione – Angels, angels small and marvelous – è stata letta ad alta voce e registrata dall’artista per bip bop. fallen/spoken (2000-present) began with the discovery of the book Valda dikter by Swedish writer Pär Lagerkvist at a used bookstore. For years, the book sat gathering dust in Steve Roden‘s studio until one day he happened to try reading the Swedish out loud. After listening to the words, he decided to try an “intuitive translation” – to find corresponding words in Swedish and English based on their sounds and visual make-up. The artist wanted Lagerkvist’s poems to generate his own – so that his own poems could never have been possible without conversing with the originals. The ideas that came out of the writing had an enormous impact upon the trajectory of Roden’s visual works; where text no longer had a visual role, but evolved into the guiding principle of the works’ hidden structures, translation systems and scores… One of the poems – Angels, angels small and marvelous – has been read out loud and recorded by Steve Roden for bip bop.
Steve Roden, artista visivo e sonoro di Los Angeles, vive a Pasadena. Il suo lavoro include pittura, disegno, scultura, film/video, installazione sonora, testi e performance. La strategia di lavoro di Roden si avvale di varie forme di notazione (parole, spartiti musicali, mappe, ecc.) e le traduce, tramite sistemi inventati, in partiture, che poi influenzano i processi alla base di pittura, disegno, scultura e composizione. Questi spartiti, rigidi dal punto di vista dei parametri e delle regole, lasciano però grande spazio alle decisioni intuitive, ai fallimenti, a possibili svolte: le fonti di ispirazione diventano una sorta di scheletro formale su cui costruire le opere finite. Nelle opere visive, la traduzione di informazioni come testi e mappe diventano regole e sistemi per generare azioni visuali, quali la scelta dei colori, il numero di elementi, la quantità di tempo e la costruzione della forma. Nei lavori sonori, singoli materiali come oggetti, spazi architettonici o field recordings sono astratti attraverso minimi processi elettronici per creare nuove spazialità audio o possibili paesaggi. Questa estetica è stata definita dall’artista come lower case: una sonorità incentrata sulle sfumature e la silenziosa attività dell’ascolto. Roden ha presentato i suoi lavori e performances sonore in vari musei, spazi e festival fra cui: Centre Georges Pompidou Parigi, San Diego Museum of Contemporary Art, UCLA Hammer Museum Los Angeles, The Kitchen New York, Pomona College Museum of Art, La Casa Encendida Madrid, Serpentine Gallery Londra, San Francisco Museum of Modern Art, Walker Art Center, Minneapolis. Dal 1993 ha pubblicato numerosi CD sia a suo nome sia con lo pseudonimo “in be tween noise” per varie labels internazionali. Steve Roden is a visual and sound artist from Los Angeles, living in Pasadena. His work includes painting, drawing, sculpture, film/video, sound installation, text and performance. Roden’s working process uses various forms of specific notation (words, musical scores, maps, etc.) and translates them through self invented systems into scores, which then influence the process of painting, drawing, sculpture, and composition. These scores, rigid in terms of their parameters and rules, are also full of holes for intuitive decisions, failures and left turns. The inspirational source material becomes a kind of formal skeleton that the abstract finished works are built upon. In the visual works, translations of information such as text and maps, become rules and systems for generating visual actions such as color choices, number of elements, amounts of time and form building. In the sound works, singular source materials such as objects, architectural spaces, and field recordings, are abstracted through humble electronic processes to create new audio spaces, or possible landscapes. The sound works present themselves with an aesthetic Roden has described as “lower case” – sound concerned with subtlety and the quiet activity of listening. Roden has been exhibiting his works and has performed his soundworks at various museums, arts spaces and festivals worldwide including: Centre Georges Pompidou Paris, San Diego Museum of Contemporary Art, UCLA Hammer Museum Los Angeles, The Kitchen New York, Pomona College Museum of Art, La Casa Encendida Madrid, Serpentine Gallery London, San Francisco Museum of Modern Art, Walker Art Center, Minneapolis, and others. Since 1993, he has released numerous CDs under his own name as well as under the moniker “in be tween noise” on various record labels internationally. http://www.inbetweennoise.com

RADIO LINKS
Ilaria Gadenz e Carola Haupt – Radio Papesse – introducono Voicings (Italy), un lavoro radiofonico di Laura Malacart realizzato per Nuovi Paesaggi, un progetto di Radio Papesse e Villa Romana curato da Lucia Farinati. Ilaria Gadenz e Carola Haupt – Radio Papesse – present Voicings (Italy), a radio work by Laura Malacart conceived for Nuovi Paesaggi, a project by Radio Papesse and Villa Romana curated by Lucia Farinati.

… da/from Radio Papesse Voicings (Italy) è la prima versione radiofonica di un lavoro nato in video. Seguendone la produzione, fortemente influenzata dal background di film maker di Laura Malacart, è per noi una grande sorpresa presentare un lavoro che nella spazio della radio trova una rinnovata freschezza e nuove potenzialità interpretative, dettate dall’abile e sensibile lavorio di Malacart sulla singola parola e sui testi, dall’equilibrio compositivo che si dipana nella ripetizione e nella scomposizione della singola parola, all’interno di una struttura narrativa a catena dove una storia segue l’altra, dove ogni errore aggiunge senso piuttosto che sottrarlo, dove la voce, solo la voce, dà corpo a un processo di apprendimento che in questa cornice accomuna l’io narrante – il soggetto che si racconta – e l’attore. Voicings (Italy) is the first radio version of a work that was born in video. As we have followed the production, which has been strongly influenced by Laura Malacart’s background in film making, it has been a great surprise for us to present a work that finds, in the radio space, a new freshness and new interpretive potential, dictated by Malacart’s skilled, sensitive and intense work on the single word and on the texts, on the compositional balance that unravels in her repetition and breaking down of the single word, within a narrative chainlike-structure where each story follows another, where each mistake adds meaning, rather than taking it away, where the voice, only the voice, gives body to a process of re-learning that, in this frame, unites the narrating self – the subject telling about him/herself – and the actor/actress.

WORKS #3
Il progetto Voicings nasce dalla necessità di dare voce alle barriere sociali e/o propriamente linguistiche spesso velate nel processo di adozione di una lingua straniera: quando un individuo si trova a “vivere” un’altra lingua, ovvero a esistere in un’altra cultura. A tal fine, Laura Malacart coinvolge due gruppi distinti di soggetti: da un lato un gruppo di cittadini stranieri impegnati nell’apprendimento dell’italiano, dall’altro alcuni attori con una formazione teatrale. Dopo un primo capitolo inglese del progetto (2007-09), la metodologia di ricerca alla base di Voicings è stata attualizzata nell’ambito di Nuovi Paesaggi a partire dal contesto socio-linguistico del comune di Santa Croce sull’Arno (PI), dove Laura Malacart ha lavorato con un gruppo di migranti presenti su un territorio caratterizzato dalla presenza di oltre cinquanta etnie. Voicings is born out of the need to expose how language can be indirectly used to oppress people when a foreigner is forced, as in the case of political refugees or economic migrants, to become a subject in another culture. In London, Laura Malacart worked with two sets of people who never met: a group of refugees from an English language class and a group of white British actors. She asked the refugees to write a short account of their difficulties caused by language barriers when they first came to the UK. These texts become the “scripts” to be learned by the actors: they must learn to enunciate them convincingly, including the errors, during a one-off recorded session. In Santa Croce sull’Arno she worked with a group of economic migrants and a group of Italian actors: the outcome reveals a distinct role performed by the official language and a different reality of alienation.

Laura Malacart è un’artista italiana che vive e lavora a Londra. Il suo lavoro è caratterizzato da un approccio interdisciplinare sensibile all’interazione linguistica tra soggetti. Nel 2011 ha completato un dottorato di ricerca incentrato sulla politica e l’estetica della voce. Attualmente lavora sul tema della comunicazione tramite un progetto di collaborazione tra scienziati, attori e un gruppo di persone affette da autismo. Per questo progetto ha ottenuto il Wellcome Art Award. Laura Malacart is an Italian born visual artist, her practice is interdisciplinary and collaborative. In 2011 she was awarded a doctorate for her research on the applied politics of the voice in the aesthetic field: from this work emerged MUVE (The Museum of Ventriloquial Objects). MUVE functions as a metaphoric and structuring element in her practice. She is currently in receipt of a Wellcome Art Award working collaboratively with scientists, performers and people on the autistic spectrum on the subject of communication. http://www.lauramalacart.info

ARCHIVIO #1
The Atomic Alphabet è sia una performance sia una litografia formato poster colorata a mano realizzata da Chris Burden nel 1980 in 20 copie. Il testo venne performato dall’artista in diverse occasioni: vestito con abiti in pelle da motociclista, Burden recitava aggressivamente una lista alfabetica di 26 parole connesse alla distruzione nucleare sottolineando ogni lettere dell’alfabeto con un passo violento e il pugno alzato. bip bop presenta la registrazione di una performance del 1982 inclusa nell’archivio di Ubuweb. The Atomic Alphabet is both a performance and a poster-sized hand-colored lithograph produced by Chris Burden in 1980 in 20 copies. The artist performed the text on several occasions: dressed in leather like a biker, Burden aggressively recited an alphabetical list of twenty six words relating to atomic destruction, underlining each letter with an angry stomp and a raised fist. bip bop presents a recording of a performance made in 1982 included in Ubuweb archive.

Chris Burden è un artista americano che ha lavorato con la performance, la scultura e l’installazione; vive e lavora in California. È nato a Boston, Massachusetts, nel 1946, per poi trasferirsi in California, dove ha studiato al Pomona College e alla University of California. Le sue prime opere mature, all’inizio degli anni 70, nascevano dal rifiuto della dimensione oggettuale dell’arte. Per Burden, l’arte avrebbe dovuto essere effimera e affrontare il cambiamento politico, sociale, ambientale e tecnologico. Così, l’artista ha abbracciato la performance conducendola ai suoi esiti estremi e scuotendo il sistema dell’arte: le immagini di Burden che continuano a risuonare nella mente del pubblico sono quelle di un giovane che si spara (Shoot, 1971), che si rinchiude (Five Day Locker Piece, 1971) , che si infligge una scarica elettrica (Door to Heaven, 1973) o che si crocifigge su un’automobile (Trans- fixed, 1974). Successivamente la sua ricerca è cambiata, concentrandosi su sculture monumentali e installazioni di grandi dimensioni, opere che spesso riflettono sugli ambienti sociali, le istituzioni culturali, ed esaminano i confini della scienza e della tecnologia. Burden ha avuto importanti retrospettive al New Museum di New York ( 2013), all’Harbor Art Museum di Newport, Newport Beach (1988) e al Museo MAK di Vienna ( 1996). Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo in sedi come la Biennale di Venezia, la Tate Gallery e la Rockefeller Center Plaza, New York. Chris Burden is an American artist working in performance, sculpture, and installation art, living and working in California. He was born in Boston, Massachusetts in 1946. He moved to the California in 1965 and obtained a B.F.A at Pomona College in 1969 and later a M.F.A at the University of California. During the early 1970s Burden’s first mature works were characterized by the idea that the truly important, viable art of the future would not be with objects. Instead art would be ephemeral and address political, social, environmental and technological change. With his performances, Burden shook the conventional art world and took this art form to its extreme. The images of Burden that continue to resonate in public mind are of a young man who had himself shot (Shoot, 1971), locked up (Five Day Locker Piece, 1971), electrocuted, (Doorway to Heaven, 1973), cut (Through the Night Softly, 1973), crucified (Trans-fixed, 1974), and advertised on television (4 TV Ads, 1937–77). His work has subsequently shifted, focusing now on monumental sculptures and large scale installations. These works often reflect the social environments, make observations about cultural institutions, and examine the boundaries of science and technology. He has had major retrospectives at the New Museum in New York (2013), the Newport Harbor Art Museum, Newport Beach (1988) and the MAK-Austrian Museum of Applied Arts, Vienna (1996). His works have been exhibited worldwide, including the 48th Venice Biennale, the Tate Gallery and the Rockefeller Center Plaza, New York.

ARCHIVIO #2
A Real Game è un video di Adrian Paci del 1999, di cui bip bop trasmette solo l’audio. Nonostante il suo carattere quasi documentaristico, si tratta di un gioco fittizio: come altri lavori, anche questo video è nato da un gioco di famiglia. L’artista finge di essere un insegnante, mentre sua figlia gioca il ruolo dell’alunna che racconta la sua storia personale. Dietro ai due personaggi si nasconde la dura realtà dell’immigrazione. In confronto al video Albanian Stories, qui la bambina è più cosciente delle difficoltà e il suo lessico ora comprende espressioni come “Certificato di Nascita”, “Banche”, “Ambasciata italiana” ecc. A Real Game is a video made in 1999 by Adrian Paci, of which bip bop presents only the audio. In spite of its almost documentary approach, it is a fiction game, originated by a family game as in other works by Paci. The artist pretends to be a teacher while his doughter plays the part of the pupil that tells her personal story. Behind the two characters there’s the hard reality of immigration. In comparison with the video Albanian Stories, here to the child is more conscious of the difficulties and expressions as “Birth certificate, “The Banks” and “Italian Embassy” etc. enter in her vocabulary.

Adrian Paci è fra gli artisti più attivi del panorama contemporaneo internazionale. Nato a Shkoder (Albania) nel 1969, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Tirana e, nel 1997, si trasferisce a Milano, dove vive e lavora. Formatosi originariamente come pittore proprio a Tirana, a Milano Paci ha iniziato a sperimentare con il video. Ciò gli ha permesso di sviluppare una narrazione continua in grado di esplorare le conseguenze dei cambiamenti politici avvenuti nel suo paese, oltre a commemorare le sue tradizioni e costumi. Fra le sue mostre personali si segnalano quella attualmente ospitata al Museo PAC di Milano; quelle ospitate presso il museo Jeu de Paume di Parigi (2013); la National Gallery of Kosovo, Pristhina (2012); Kunsthaus Zurich; Istanbul Modern e al Bloomberg Space di Londra (2010); al CCA di Tel Aviv (2008); alla Kunstverein di Hannover (2008); al Museum am Ostwall di Dortmund (2007); alla Galleria Civica di Modena (2006) e al P.S.1 di New York e Contemporary Arts Museum, Houston (2005). Inoltre, i suoi lavori sono stati esposti in numerose mostre collettive: al MAXXI di Roma (2012); allo ZKM Center for Art and Media in Karlsruhe, Germania (2011); alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2010); alla Kunsthaus Graz e al MART di Rovereto (2009); alla Tate Modern (2008); al Power Plant di Toronto e al P.S.1 di New York (2007); al Kunsthalle Fridericianum di Kassel; allo Spazio Oberdan di Milano (2006). Ha partecipato alle principali manifestazioni d’arte contemporanea, tra cui Manifesta nel 2000, la Biennale di Venezia nel 1999 e nel 2005; la Biennale di Sydney nel 2006, la Biennale di Lione nel 2009. Nel 2008 ha ottenuto il primo premio alla Quadriennale di Roma. Tra i progetti futuri si segnalano per il 2014 la mostra al Röda Sten Konsthall, Goteborg. Adrian Paci is one of the most active artists of the international contemporary scene. Born in 1969 in Shkoder, Albania, he graduated at Academy of Art of Tirana, and in 1997 moved to Milan where he lives and works. Although originally trained in Tirana as a painter, in Milan he began experimenting with video. This allowed him to develop and articulate an ongoing narrative exploring the consequences of political shifts in his country, as well as commemorating its traditions and customs. Over his career he exhibited solo shows in venues such as: PAC, Milan (2013); Jeu de Paume, Paris (2013); National Gallery of Kosovo, Pristhinia (2012); Kunsthaus Zurich; Istanbul Modern and Bloomberg Space, London (2010); CCA, Tel Aviv (2009); Kunstverein Hannover (2008); Museum am Ostwall, Dortmund (2007); Galleria Civica of Modena (2006); P.S.1, New York and Contemporary Arts Museum, Houston (2005). His works were showed in many group exhibitions at: MAXXI, Rome (2012); ZKM Center for Art and Media, Karlsruhe (2011); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Turin (2010); Kunsthaus Granz (2009); MART in Rovereto (2009) and Tate Modern, London (2008); Power Plant, Toronto and P.S.1, New York (2007); Kunsthalle Fridericianum, Kassel and Spazio Oberdan, Milan (2006). He has also taken part in the leading contemporary art biennials including Manifesta in 2000, Biennale di Venezia in 1999 and 2005; Biennial of Sydney in 2006, Quadriennale di Roma in 2008 (where he won the first prize) and Biennale de Lyon in 2009. Among his future projects, he will exhibit during 2014 at Röda Sten Konsthall, Goteborg.

ARCHIVIO #3
My Voice is Unique di Francisco Meirino esplora la voce umana come traduttore di pensieri e vettore di emozioni, mai del tutto onesta, eppure credibile. La voce come potente risorsa per l’oppressione e la paura, ma anche come espressione dell’unicità di ogni essere umano. L’artista ha chiesto ad amici e colleghi di inviargli una registrazione in cui pronunciano la frase “La mia voce è unica”. Ha poi scavato in queste registrazioni, per trovare suoni nascosti nel background, tesori audio, silenzi amplificati, sospiri e respiri. Francisco Meirino‘s My Voice is Unique (2011) explores human voice as translator of thoughts, vector of emotions, never completely honest and yet believable. The voice as pioneer in the accessibility to art and a powerful asset for oppression and fear, but also as an expression of the uniqueness of human beings. The artist asked people to send a recording of themselves saying “My voice is unique” and dug into these recordings to find sounds hidden in the background, audio treasures, amplified silences, extracted sighs & breathings.
Francisco Meirino (1975) è attivo dal 1994 nel campo della sperimentazione musicale e della performance live (con lo pseudonimo di phroq fino al 2009). Il suo lavoro esplora la tensione fra materiali programmabili e il potenziale del loro fallimento avvalendosi di computer, registratori a nastro, rivelatori di campi magnetici, microfoni piezo elettrici e circuiti elettronici autocostruiti. Intensità fisica e precisione cristallina costituiscono la cifra del suo linguaggio musicale particolarmente interessato all’idea di registrare ciò che non dovrebbe esserlo: la rottura di uno strumento, la morte di un impianto audio, campi magnetici e rumori elettro-statici in cui l’errore acquista un potenziale estetico. Ha all’attivo più di 150 performance live in Europa, Giappone e Nord America in festival fra cui Activating The Medium (San Francisco), Musica Genera (Warsaw), Norberg Electronic Music Festival (Norberg), Akousma (Montreal), Lausanne Underground Film and Music Festival (Lausanne). Nel corso degli anni ha portato avanti collaborazioni, fra gli altri, con Dave Phillips, Scott Arford, Michael Esposito, Lasse Marhaug, Gerritt Wittmer, Jason Kahn, Zbigniew Karkowski. Nel 2003 ha ottenuto il premio per la composizione di musica elettronica dello Swiss Arts Counsil. Vive e lavora a Losanna. Born in 1975, Francisco Meirino is active since 1994 (as phroq until 2009) in experimental music and live performance. His music explores the tension between programmable material and the potential for its failure, he is primarily interested in the idea of recording what is not supposed to be: gear failures, the death of PA systems, magnetic fields and electro-static noises and how failure can become something more than just annoying. He mainly works with the computer, reel-to-reel tape recorders, magnetic fields detectors, piezo tranducers, field recorders and home-made electronics. He has performed in various venues and festivals in Europe, Japan and North America such as: Activating The Medium (San Francisco), Musica Genera (Warsaw, Norberg Electronic Music Festival, Akousma (Montreal), Lausanne Underground Film and Music Festival. Over the years, he collaborated with artists such as: Dave Phillips, Leif Elggren, Michael Esposito, Lasse Marhaug, Jason Kahn, Zbigniew Karkowski. He has been awarded with the award for electronic music composition in 2003 by the Swiss Arts Counsil. He lives and works in Lausanne, Switzerland. http://www.franciscomeirino.com

PLAYLIST
Compilation di/Compilation by Walter Prati
Walter Prati è compositore ed esecutore, svolge attività di ricerca musicale, da sempre orientata verso l’interazione fra strumenti musicali tradizionali e nuovi strumenti elettronici, frutto dell’applicazione informatica al mondo musicale.
 Sue composizioni sono presenti in Italia nei cartelloni dei maggiori teatri e rassegne musicali (Teatro alla Scala, Musica Presente, Musica per la Resistenza, Colloqui di informatica musicale, Biennale Musica Venezia), e in numerosi Festivals europei (Total Music Meeting of Berlin, Musique Actuelle in Nancy, Festival of Cuenca in Spagna, EMS Festival of Stockolm; e anche ad Aachen, Nickelsdorf, Bochum). 
Significativi poi gli incontri artistici con Evan Parker, Paul Lytton, Berry Guy, con il chitarrista americano Thurston Moore (componente del gruppo Sonic Youth) e con il cantante inglese Robert Wyatt con i quali ha realizzato progetti discografici e performance live.
 Ha inciso dischi per BMG Ariola, Ricordi, Pentaflower, ECM, Materiali Sonori, Leo Records, Auditorium. Walter Prati is composer and performer, he carries out an activity of musical research, directed towards the interaction between traditional and new electronic instruments. His compositions are presented in main Italian theatres and music venues (Teatro alla Scala, Musica Presente, Musica per la Resistenza, Colloqui di informatica musicale, Biennale Musica Venezia), and in many European festivals (Total Music Meeting of Berlin, Musique Actuelle in Nancy, Festival of Cuenca in Spain, EMS Festival of Stockolm; and also in Aachen, Nickelsdorf, Bochum). His main collaborations were with Evan Parker, Paul Lytton, Berry Guy, with American guitar player Thurston Moore (member of Sonic Youth), and with singer Robert Wyatt, with whom he made releases and live performances. His works are published by BMG Ariola, Ricordi, Pentaflower, ECM, Materiali Sonori, Leo Records, Auditorium. http://www.walterprati.it/

INTERLUDI Letture da/readings from: Giorgio Agamben, Hannah Arendt, Cesare Marchi.


Courtesy
The artists, Galleria Kaufmann Repetto, Radio Papesse

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