Episode #5

 

Nel suo saggio Il narratore. Riflessioni sul lavoro di Nikolai Leskov, pubblicato nel 1936, Walter Benjamin piangeva la fine dell’arte del racconto e del narratore, schiacciato dai cambiamenti economici e sociali portati dalla modernità industriale. Settanta anni più tardi, nella nostra “modernità liquida” caratterizzata da una digitalizzazione diffusa ed evoluta sia dal punto di vista produttivo che distributivo, assistiamo a un diffuso ritorno delle pratiche del racconto, una riscoperta della sua dimensione orale, leggendaria, favolistica in ambiti diversi come il marketing, il giornalismo, la politica e le arti visive. La quinta puntata di bip bop vuole indagare il ruolo e le diverse declinazioni dello storytelling nell’arte contemporanea attraverso una serie di progetti di artisti, alcuni dei quali inediti, che utilizzano modalità narrative nella loro pratica. Un dialogo tra Luca Cerizza e Marco Belpoliti e una serie di estratti di testi sull’argomento inseriscono questi progetti e il rapporto tra arte visiva e racconto all’interno di una riflessione più generale sulle diverse declinazioni dello storytelling contemporaneo, in una prospettiva che va dalla letteratura alla politica, dal marketing al giornalismo. In his essay The Storyteller. Reflections on the Works of Nikolai Leskov, published in 1936, Walter Benjamin mourned the end of art of storytelling, crushed by the economic and social changes due to industrial modernity. Seventy years later, in our “liquid modernity” characterized by a widespread and advanced digitization from the point of view of production and distribution as well, we are seeing a large return of the storytelling, a rediscovery of its oral and legendary dimension, even in areas such as marketing, journalism, politics and visual arts. The fifth episode of bip bop aims to investigate the role and the different possibilities of storytelling in contemporary art through a series of projects by international artists, some of them unreleased, which use narrative methods in their practice. A dialogue between art critic and curator Luca Cerizza and writer and literary critic Marco Belpoliti and a series of extracts from essays about these subjects frame the artistic projects and the relationship between visual arts and storytelling within a more general consideration about the different forms of contemporary storytelling, namely in a perspective that goes from the literature to politics, from marketing to journalism.

INDEX
Works #1: Jochen Dehn, Christine Chubbock, estratto da School for Invisibility (2005)
Interludi #1: Walter Benjamin, Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov, Torino, Einaudi Editore, 2011
Works #2: Benjamin Seror, Mime Radio (2013). Estratto
Interludi #2: Walter J. Ong, Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Bologna, Il Mulino, 1986
Works #1: Jochen Dehn, Colonie de mouettes, estratto da School for Invisibility (2005)
Parole in libertà #1: Luca Cerizza in conversazione con Marco Belpoliti
Works #3: Meris Angioletti, Les Captives – Chòltromaniaï (2013)
Interludi #3: Raymond Queneau, Scritto nel 1937, in Segni, cifre e lettere e altri saggi, Torino, Einaudi Editore, 1981
Works #1: Jochen Dehn, L’histoire du Bonbon, estratto da School for Invisibility (2005)
Works #4: Gernot Wieland, Thievery and songs (2013)
Works #5: Louise Hervè & Chloé Maillet, We do not live on the outside of the globe (2013)
Interludi #4: Frank Rose, Immersi nelle storie. Il mestiere di raccontare nell’era di internet, Torino,
Codice edizioni, 2013
Works #1: Jochen Dehn, Race track playa, estratto da School for Invisibility (2005)
Works #6: Ryan Gander, Loose Associations X, (2011) estratto

 

WORKS #1
Jochen Dehn presenta alcuni brevi racconti in lingua francese, dal tenore per lo più assurdo e umoristico, che facevano parte di audio guide per il suo progetto School for Invisibility tenuto a Bordeaux. School for Invisibility è un gruppo di ricerca costituito nel 2005 insieme a Frédéric Danos, Volko Kamenski e Mateusz Kulache. Il progetto, attraverso performance che prendono forma di racconti, pseudo-esperimenti scientifici ed esperienze sensoriali, cerca di “scoprire possibilità per diventare meno concreti, più diffusi e di dissolversi senza scomparire”. Questo indaga in particolare le occasioni offerte da incidenti, errori e malintesi. School for Invisibility cerca di trasformare concetti astratti in espressioni tangibili. Jochen Dehn presents some short stories in French language, mainly from absurd and humorous mood, which were part of audio guides for his project School for Invisibility, held in Bordeaux. The School for Invisibility is a research group created in 2005 with Frédéric Danos, Volko Kamenski and Mateusz Kula. Through performances that take the form of stories, pseudoscientific experiments and sensory experiences, the project “seeks to discover the possibilities of becoming less concrete, more diffuse, and of dissolving oneself without disappearing”. This project exploits in particular the possibilities presented by collisions, failures and misunderstandings. The school for invisibility seeks to make abstract concepts tangible.
Jochen Dehn è un narratore e performer. Lavora con ciò che già esiste intorno a lui e a noi. Interagisce con oggetti e informazioni di prima così come di terza mano, decostruendo collegamenti, inventando gesti che renderanno il suo discorso obsoleto. Si interessa all’uso e alla manipolazione di oggetti e parole, piuttosto che al loro significato e definizione. I suoi interventi privilegiano l’accidente, l’incomprensione e il fallimento. Le sue azioni e performance si muovono tra il racconto, l’affabulazione e la dimostrazione (para)scientifica. Le sue performance e conferenze si sono svolte sia in festival e manifestazioni, come la 11a edizione della Biennale di Lione, il Printemps de Septembre a Tolosa e il Festival Nouveau al Centre Pompidou; sia in gallerie (Cortex Athletico, Crèvecoeur, Anne Barrault) e in centri d’arte (Hayward Gallery, Bétonsalon, la Ferme de Buisson, Mains d ‘OEuvres). Dal 2012 è rappresentato dalle gallerie Crèvecoeur a Parigi e Aanant & Zoo di Berlino. Jochen Dehn is a storyteller and performer. He works with what already exists around him and around us. He interacts with objects and first to third hand informations, deconstructing links, inventing the gestures that will make his own speech obsolete. He is interested in the use and handling of objects and words rather than in their meaning and definition. His interventions promote stumbling, misunderstanding and failure. Their forms are similar to stories and scientific demonstrations. His performances, demonstrations and conferences have been shown in festivals like the 11th edition of the Biennale de Lyon, the Printemps de Septembre in Toulouse and the Nouveau Festival at Centre Pompidou, as well as in galleries (Cortex Athletico, Crèvecoeur, Anne Barrault) and art centers (Hayward Gallery, Bétonsalon, la Ferme de Buisson, Mains d’ OEuvres). Since 2012 he is represented by the Galleries Crèvecoeur in Paris and Aanant&Zoo in Berlin.

WORKS #2
Benjamin Seror partecipa al programma con un estratto di Mime Radio, un progetto in fieri che consiste in una serie di performance da lui stesso interpretate in varie occasioni e luoghi. Ogni performance si presenta sotto forma di racconto orale e per lo più improvvisato che andrà a formare un capitolo di un romanzo che lo stesso Seror pubblicherà alla fine di quest’anno. Il racconto dell’artista belga è ambientato nel bar Tiki Coco di Los Angeles dove diversi avventori sono impegnati nel tentativo di forzare le possibilità della parola, interrogandosi sulla sua capacità di evocare e costruire nuove realtà. Il brano che qui viene presentato introduce il progetto del romanzo seguito dall’inizio della registrazione del suo capitolo V. Questo è stato registrato la sera del 19 aprile 2013 in un bar di Rotterdam. Benjamin Seror participates in the program with an extract from Mime Radio, an ongoing project that consists of a series of performances interpreted by himself on several occasions and places. Each performance becomes like story and mainly improvised that will form a chapter of a novel that Seror will publish at the end of this year. The story is set at Coco Tiki Bar in Los Angeles where several patrons are engaged in an attempt to force the possibilities of the word, wondering about its ability to evoke and build new realities. The excerpt presented here introduces the project of the novel followed by the beginning of the recording of chapter V. The event was recorded on the evening of the 19th of April 2013, in a bar in Rotterdam.
Benjamin Seror è nato a Lione nel 1979. Vive e lavora a Bruxelles. Recentemente ha tenuto performance a Witte De With di Rotterdam, all’ICA di Philadelphia al Plateaux, Frac Ile de France, al Bétonsalon e Palais de Tokyo, a Parigi. Ha partecipato a mostre collettive come Mindaugas, 11th Baltic Triennale, A terrible beauty is born, Lyon biennale, 2011; Repetition Island, Centre George Pompidou, Parigi. Nelle sue performance, nelle quali il discorso è il principale soggetto e strumento, Seror racconta lunghe storie ispirate a un misto di apparizioni e fantasmi della letteratura, della storia dell’arte e di avventure quotidiane, accompagnandosi spesso con strumenti musicali da lui stesso suonati. Benjamin Seror was born in Lyon in 1979. He lives and works Bruxelles. He recently performed at Witte De With, Rotterdam; ICA, Philadelphia; Plateaux, Frac Ile de France, Bétonsalon and Palais de Tokyo, Paris. He participated in group shows as Mindaugas, 11th Baltic Triennale, A terrible beauty is born, Lyon biennale, 2011; Repetition Island, Centre George Pompidou, Parigi. In his performances, where speech is the principal subject and tool, Seror narrates long improvised stories inspired by a mix of phantoms of literature, art history and everyday adventures, often accompanying himself with musical instruments.

WORKS #3
L’artista Meris Angioletti presenta un’anteprima del suo progetto – Les Captives – Chòltromaniaï –, realizzato per la mostra Future Generation Art Prize inaugurata l’1 giugno 2013 al Palazzo Contarini Polignac di Venezia: un dialogo in una lingua immaginaria il cui montaggio è basato sulla coreografia della “danza della gru”, un’antica danza rituale greca che sarebbe all’origine della tragedia. Artist Meris Angioletti presents a preview of her project – Les Captives – Chòltromaniaï – for the exhibition Future Generation Art Prize, which opened on June 1st, 2013 at Palazzo Contarini Polignac in Venice. It is a dialogue in an imaginary language whose assembly/editing is based on the choreography of the “crane dance”: an ancient Greek ritual dance that would be at the origin of tragedy.
Meris Angioletti è nata a Bergamo nel 1977. Vive tra Parigi e Milano. Ha conseguito una laurea in filosofia, e successivamente ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. La sua ricerca è focalizzata sull’esplorazione di una zona indefinita di confine tra arte e scienza, e in particolare sulle possibilità e i limiti di indagare il paesaggio e lo spazio con un approccio in cui il metodo scientifico e il processo creativo diventano indistinti. Tra le mostre personali alle quali ha preso parte, possiamo ricordare: I describe the way and meanwhile I am proceeding along, Fondazione Galleria Civica – Centro di Ricerca Sulla contemporaneità di Trento a cura di Andrea Viliani; Il paradigma indiziario, Careof, Milano, a cura di Chiara Agnello; Ginnastica Oculare, GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, a cura di Alessandro Rabottini. Angioletti è stata una dei finalisti del Premio Furla 2009. È vincitrice del Premio New York 2009-2010 promosso dal Ministero degli Esteri in collaborazione con l’Italian Academy for Advanced Studies, Columbia University. Meris Angioletti was born in Bergamo in 1977. She lives in Paris and Milan. She obtained a degree in Philosophy, and studied at Brera Art Academy, Milan. Her research explores the blurred area between art and science, and in particular on the possibilities and limits of investigating landscape and space with an approach in which scientific method and creative process become indistinct. Solo shows include: I describe the way and meanwhile I am proceeding along it, Fondazione Galleria Civica – Centro di Ricerca sulla Contemporaneità di Trento curated by Andrea Viliani, Il paradigma indiziario, Careof, Milan, curated by Chiara Agnello, Ginnastica Oculare, GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, curated by Alessandro Rabottini. Angioletti has been one of the finalist of Premio Furla 2009. She is the winner of New York Prize 2009- 2010 promoted by Foreign Ministry in collaboration with Italian Academy for Advanced Studies at the Columbia University.

WORKS #4
Thievery and Songs è un altro progetto inedito, realizzato appositamente per bip bop, da Gernot Wieland. Come spesso accade nella sua opera, l’artista austriaco parte da un nucleo biografico per trasfigurarlo in finzione. In questo caso il racconto si riferisce alla richiesta di concepire un progetto per questa trasmissione. Per realizzare il suo progetto Wieland racconta di aver condotto una terapia psicanalitica insieme a Roberto, un amico artista italiano. Thievery and Songs is another new project, realized specifically for bip bop, by Gernot Wieland. As so often in his work, the Austrian artist starts from a biographical core to transfigure it into fiction. In this case, the story refers to the request to conceive a project for this radio program. In order to realize his contribution, Wieland recounts to have conducted a psychoanalisis session together with Roberto, an Italian artist and friend.
Gernot Wieland è nato a Horn (Austria) nel 1968. Vive e lavora a Berlino. Ha studiato al Akademie der Bildende Kunste, Vienna e all’UDK di Berlino. Wieland ha partecipato recentemente alla Videonale 14 , Kunstmuseum di Bonn; An exhibition of a Study of Knowledge, Forum Stadpark, Graz; Boredom, Essays and Observations, Berlin. Al momento sta preparando una mostra personale presso la galleria Alessandro de March, Milano. Wieland lavora principalmente con film, disegni e conferenze/performance allo scopo di indagare le condizioni psicologiche attive nella società e negli esseri umani. Tutti i suoi lavori sono basati sulla memoria, la ricerca e la narrazione. Accompagnate da proiezioni di immagini, le sue performance/conferenze seguono strutture di narrazioni associative e sviluppano storie che oscillano tra una sobrietà poetica e umoristica e incidenti tragicomici. Gernot Wieland was born in Horn (Austria) in 1968. He lives and works in Berlin. He studied at Akademie der Bildende Kunste, Vienna and at UDK, Berlin. Wieland has recently partecipated in Videonale 14, Kunstmuseum Bonn; An exhibition of a Study of Knowledge, Forum Stadpark, Graz; Boredom, Essays and Observations, Berlin. He is currently preparing a solo exhibition for Alessandro de March Gallery, Milano. Gernot Wieland works mainly with films, drawing and lecture/performances in order to examine psychological conditions in society and in human beings. All works are based on memory, research and narration. Accompanied by projections of images, Wieland’s lectures/performances follow associative narrative structures and develop stories between a poetic and humorous sobriety and tragic-comical incidents.

WORKS #5
We do not live on the outside of the globe (2013) è un progetto inedito di Louise Hervè & Chloé Maillet. Come avviene in altri lavori del duo francese, fonti diverse, cultura “alta” e “bassa”, storia e finzione, fatti scientificamente provati e racconti minori si mischiano per diventare soggetti di performance, visite guidate, video e film. In questo caso le due artiste prendono lo spunto da un vecchio B-movie americano (The Mole People, 1956), la storia degli “Uomini talpa” scoperti da uno scavo archeologico, per discutere la nostra posizione all’interno dell’universo, in uno scenario che accosta archeologia, astronomia e… Super Mario Bros. We do not live on the outside of the globe (2013) is a new project by Louise Hervé & Chloé Maillet. As in other works by the French duo, different sources, from high brow and pop culture, history and fiction, scientifically proven facts and stories minors, are mixed to become subjects of performances, guided tours, videos and movies. In this case, the two artists take their cue from an old American B-movie (The Mole People, 1956), the story of the “Mole People” discovered by an archeological excavation, to discuss our position within the universe, they create a scenario that combines archeology, astronomy and… Super Mario Bros.
Louise Hervé & Chloé Maillet (1981 Chauny and 1981 Loudun; vivono a Parigi). Louise Hervé ha studiato Storia dell’Arte presso l’Université Paris X e ha ottenuto una DNSEP al Beaux- Arts a Cergy, nel 2005. Chloé Maillet ha studiato Storia e Storia dell’arte presso l’Université Paris I e ha ottenuto un dottorato in Storia Antropologica presso EHESS di Parigi nel 2010. Tra le mostre più recenti si possono citare: Pythagoras and the monsters, Kunstverein Braunschweig; Attraction étrange , Synagogue de Delme; La prova delle lacrime, performance-lecture al Castello Sforzesco di Milano; La Triennale, Palais de Tokyo, Paris; Kunsthaus Glarus; l’homme de vitruve, Centre d’art contemporain d’Ivry, Le Credac; Read, Look! We promise it’s not dangerous, Emily Harvey Foundation, New York; Une reconstitution et un souterrain , Crypte Notre Dame, Paris. Louise Hervé & Chloé Maillet (1981 Chauny and 1981 Loudun; live in Paris). Louise Hervé studied History of Art at Université Paris X and obtained a DNSEP at Beaux-arts in Cergy in 2005. Chloé Maillet studied History and History of art at Université Paris I and obtained a PhD in Anthropological history at EHESS, Paris in 2010. The most recent exhibitions include: Pythagoras and the monsters, Kunstverein Braunschweig; Attraction étrange, Synagogue de Delme; La prova delle lacrime, performance-lecture at Castello Sforzesco, Milan; La Triennale, Palais de Tokyo, Paris; Kunsthaus Glarus; l’homme de vitruve, Centre d’art contemporain d’Ivry, Le Credac; Read, Look! We promise it’s not dangerous, Emily Harvey Foundation, New York; Une reconstitution et un souterrain, Crypte Notre Dame, Paris.

WORKS #6
Loose Associations X (2011) di Ryan Gander è un estratto di una lunga conferenza tenuta dall’artista presso la Whitechapel Gallery di Londra nel febbraio 2011 e successivamente riletta da uno speaker con l’aggiunta di altri materiali sonori. Loose Associations Lectures è una serie di conferenze/performance nelle quali l’artista si muove con straordinaria abilità attraverso una serie d’immagini trovate su Internet. Il discorso si situa al limite tra conferenza, performance e rappresentazione. Collegando tra loro materiali di natura diversa, Gander costruisce una sorprendente e articolata serie di relazioni, accompagnandole con commenti di ordine culturale, economico e sociale. In questo caso lo spunto iniziale della conferenza è l’utilizzo della lettera X all’interno di ambiti diversi della comunicazione e della cultura contemporanea. Le conferenze di Gander sono un esempio dell’esperienza di come la nostra quotidiana esperienza di viaggiatori del web possa costituire la base per nuove possibili narrazioni di tipo orizzontale e come lo stesso web contribuisca a creare un modello di conoscenza e di cultura. Loose Associations X (2011) by Ryan Gander is an extract of a long lecture/performance delivered by the artist himself at the Whitechapel Gallery (London) in February 2011 and subsequently re-read by a speaker with the addition of other sound elements. Loose Associations Lectures are a series of lectures/performances in which the artist moves with extraordinary ability through a series of images found on the Internet. Gander talks occupy a space between lecture, performance and presentation. By linking materials of a different characters, he builds up a surprising and varied series of connections, these are accompanied by comments of the cultural, economic and social nature. In this specific case, the initial idea of the conference is the use of the X letter within different fields of communication and contemporary culture. Gander’s lectures demonstrate how our daily experience of travelers of the web can provide the basis for possible new narrative forms and as the web itself helps to create a model of knowledge and culture.
Ryan Gander (1976, Chester, Inghilterra) lavora con un vasto e crescente numero di media: installazioni, sculture, fotografie, performance e pubblicazioni. Gander esamina le dinamiche della produzione artistica e il processo cognitivo della percezione dell’arte. Il suo corpus di opere costituisce un labirinto di racconti tra loro collegati spesso basata su fatti reali o personaggi o opere d’arte esistenti. Dopo aver completato una residenza di ricerca presso Jan van Eyck Akademie di Maastricht, Gander ha partecipato ad un programma di residenza per artisti del Rijksakademie di Amsterdam. Ha tenuto un gran numero di mostre personali in istituzioni e gallerie internazionali, e ha partecipato a Manifesta, Biennale di Venezia (2011), Documenta (2012). Ryan Gander (1976, Chester, England) feels at ease within an ever-expanding universe of media. His work ranges from installations, sculptures and photographs to performative lectures, publications, inventions and interventions. Gander examines the conditions of art production and the cognitive process of the perception of art. His body of works forms a labyrinth of inter-related narratives often based on real incidents or characters or existing artworks. Having completed a research residency at the Jan van Eyck Akademie in Maastricht, Gander participated in the artists’ residency program of the Rijksakademie in Amsterdam. Gander had solo exhibitions in a variety of international institutions and galleries. He also exhibited in prestigious group exhibitions as Manifesta, Biennale di Venezia (2011), Documenta (2012).

PAROLE IN LIBERTÁ
Una conversazione tra il critico d’arte e curatore Luca Cerizza e lo scrittore e critico letterario Marco Belpoliti sulle diverse forme, le ampie possibilità e gli altrettanti rischi, della diffusione dello “Storytelling” negli ambiti della comunicazione e cultura contemporanea, tra sociologia, letteratura, marketing e politica. A conversation between the art critic and curator Luca Cerizza and the writer and literary critic Marco Belpoliti on the different forms, the potentiality and many risks of the spread of the “Storytelling” in different spheres of contemporary culture and communication, between sociology, literature, marketing and politics.
Marco Belpoliti è scrittore e saggista. Tra i suoi ultimi libri: Il corpo del Capo (Guanda 2009), Senza vergogna (Guanda 2009), Pasolini in salsa piccante (Guanda 2010); dirige con Elio Grazioli la collana Riga; collabora a La Stampa e L’Espresso, insegna all’Università di Bergamo. Marco Belpoliti is a writer and essayist. Among his latest books: Il corpo del Capo (Guanda 2009), Senza vergogna (Guanda 2009), Pasolini in salsa piccante (Guanda 2010). Together with Elio Grazioli, he co-edits the book series Riga, and he regularly contributes to La Stampa and L’Espresso; and teaches at the University of Bergamo. 
Luca Cerizza è critico e curatore. Ha pubblicato Alighiero e Boetti. Mappa (Afterall, 2008; Electa, 2009) e L’uccello e la piuma. La questione della leggerezza nell’arte italiana (Et al, 2010). Collabora regolarmente a Frieze. Insegna alla NABA di Milano. A partire dal 2005 ha scritto saggi e articoli, curato mostre e tenuto conferenze sul tema dello Storytelling nell’arte contemporanea. Luca Cerizza is a curator, art historian and writer. His publications include: Alighiero e Boetti. Mappa (Afterall, 2008; Electa, 2009) and L’uccello e la piuma. The question of Lightness in Contemporary Italian Art (Et al, 2010). He is a regular contributor of Frieze magazines and teaches at NABA, Milan. Since 2005 he has been writing essays and articles, curated exhibitions and held lectures about Storytelling in contemporary art.

INTERLUDI
Letture da/ Readings from Walter Benjamin, Walter Org, Raymond Queneau, Frank Rose…


Courtesy the artists.
This episode is co-curated with Luca Cerizza.

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