Episode #4

 

La quarta puntata di bip bop declina alcuni vettori di ricerca legati al rapporto fra suono, ascolto e spazio in un percorso progressivo dalla dimensione intima del corpo fino alla spazialità dispersa, molteplice e simultanea della radio passando attraverso il paesaggio e lo spazio architettonico e urbano: le indagini della natura spaziale del suono o delle qualità acustiche e sonore dello spazio; le esplorazioni di fenomeni fisici come il riverbero, l’eco, la risonanza; i processi di interpretazione, rappresentazione o sonorizzazione; le pratiche di mappatura, registrazione o rilevazione; la produzione sonora o l’ascolto come modulazioni del proprio rapporto con l’ambiente, del senso di luogo, della soggettività che possono generare uno spettro di relazioni fattuali o metaforiche, dirette o traslate. The fourth episode of bip bop follows some of the possible vectors of the multilayered relationships among sound, listening and space in a progressive path starting from the intimate dimension of the body to the dispersed, multiple and simultaneous spatiality of radio, going across landscape, architectural and urban space. Investigations of the spatial nature of sound or the acoustic and sonic qualities of space; explorations of physical phenomena such as reverberation, echo and resonance; processes of interpretation, representation or sonorization; practices of mapping, recording or survey; listening or producing sound as modulations of one’s relation with the environment, sense of place, subjectivity that may establish an array of factual and direct, metaphorical and imaginary relationships.

INDEX
Archivio #1:
Bernhard Leitner, PSPK, FLSP_A_91 e FLSP_AA_91, da Kopfräume/Headscapes (Edition ZKM 2003)
Interludi #1: Jean-Luc Nancy, All’ascolto, Raffaello Cortina Editore 2004
Works #1: Marco Lampis, Come accordare uno spazio (2012)
Archivio #2: Terry Fox, Suono Interno (1979). Estratto
Interludi #2: Brandon LaBelle, Acoustic Territories, Continuum 2010
Works #2: Cristian Chironi, Eco (2012)
Interludi #3: Filippo Tommaso Marinetti, Dramma di distanze, 1941
Archivio #3: Walter Ruttmann, Wochenende (1930)
Interludi #4: Hildergard Westerkamp, The Soundscape on Radio, da Radio Rethink, a cura di Daina Augaitis e Dan Lander, Walter Philips Gallery 1994
Radio Links: Sounday presenta delle pillole sonore di Bologna
Interludi #5: Friedrich W. Nietzche, Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali, Adelphi 1978
Works #3: Giulia Casula, Landscape Remix (2013)
Interludi #6: Ligna, Intervista su Radio Ballet, da Uncontrollable situations, 2006
Archivio #4: Max Neuhaus, Radio net (1977). Estratto dalla registrazione
Interludi #7: Italo Calvino, Il rapporto con la luna, da Una pietra sopra, Einaudi 1980
Playlist: a cura di Francesco Brasini con estratti di Christina Kubisch, Alvin Lucier, Maryanne Amacher, Emptyset

WORKS #1
Come accordare uno spazio (2012) di Marco Lampis è una registrazione in presa diretta di un’azione sonora svolta all’interno del Museo di Arte Contemporanea di Calasetta. Una sedia viene trascinata circolarmente all’interno del museo per ottenere un suono continuo attraverso l’attrito tra il marmo del pavimento e la gomma che ricopre le estremità delle gambe della sedia. Lo spazio del museo con il suo riverbero diventa cassa armonica; il suono prodotto si confronta con esso rimbalzando attraverso i suoi confini; le onde sonore lo calcolano, permettendo all’udito di percepirne l’ampiezza. Si tratta del tentativo di prendere possesso di uno spazio con il suono. Analizzando la percezione del corpo all’interno di uno spazio e come questo corpo possa diventarne misura, “accordare” è inteso sia in riferimento al campo musicale – in questo caso un’ipotetica accordatura dello strumento sedia, quindi dell’attrito, per ottenere un suono il più pulito possibile – sia in riferimento all’intesa, l’accordarsi appunto, tra corpo e spazio. Come accordare uno spazio (2012)  by Marco Lampis is the result of a sound performance made in the Museum of Contemporary Art in Calasetta. A chair is dragged around in a circle in the museum in order to obtain a continuous sound from the friction between the marble of the floor and the gum of the legs of the chair. The space of the museum and its reverberation becomes a soundbox, the sound confronts this space and bounces off its boundaries. The sound waves calculate the space and allow the ears to perceive the dimension of the room. This is an attempt to measure space with sound. Analisying the perception of the body inside the space and how this body becomes the measure, “to tune” is interpreted both in a musical sense – the hypothetical tuning of the instrument “chair” – and as an harmonization of body and space.
Marco Lampis, nato a Cagliari nel 1976, è artista visivo. La sua ricerca parte dall’analisi della percezione sonora e delle relazioni spaziali che nascono dai meccanismi di produzione sonora e di ascolto. Ne derivano soluzioni mediali ibride, non legate esclusivamente alle esperienze uditive, capaci di produrre installazioni sonore che apparentemente non conservano tracce del suono. Marco Lampis, born in Cagliari in 1976, is a visual artist. His research starts from the analysis of sound perception and spatial relationships that come from mechanisms of sound production and listening. The results are hybrid solutions, not exclusively tied to auditory experiences, capable of producing sound installations that apparently do not keep traces of sound. http://www.knivesovereyes.org/

WORKS #2
ECO (2012) è una performance realizzata da Cristian Chironi sulla terrazza del museo M.A.D.RE di Napoli. Visibile dal basso e dai balconi limitrofi, l’artista siede l’intera giornata sul muretto esterno della terrazza, all’ultimo piano dell’edificio. Chironi guarda il Vesuvio e indossa abiti borghesi, ha un libro sulle Dolomiti sotto il braccio e una spiazzante attrezzatura tecnica da scalatore. Alla stregua di un “alpinista metropolitano”, l’artista instaura un rapporto personale ed empatico con il territorio che circonda il museo e la città stessa. Un’azione di lunga durata, al cui culmine Chironi emana a intervalli prestabiliti un urlo la cui eco, simile a quella che si diffonde nelle valli delle montagne e garantita da un potente impianto sonoro, mira a raggiungere tutta la città e le sale interne del Museo, stabilendo un dialogo immaginario e primordiale con il tessuto urbano circostante, ma anche un ironico ponte ideale tra Sud e Nord dell’Italia, dal Vesuvio alle Dolomiti. L’eco di Chironi è ri-attualizzata e dispersa nella molteplicità spaziale della radio per bip bop. ECO è una produzione Museo d’Arte Contemporanea DonnaREgina (M.A.D.RE) per CORPUS. Arte in Azione a cura di Eugenio Viola e Adriana Rispoli con la collaborazione di Dolomiti Contemporanee, C.A.I. e di Dolomiti Rocce. ECO (2012) is a performance by Cristian Chironi made on the terrace of M.A.D.RE Museum in Naples. Visible from the street and from the neighbouring terraces, the artist seats the whole day on the ledge of the roof terrace. Chironi observes the Vesuvius with a book of the Dolomites under his arm. He wears civilian clothes and the equipment of a climber. The artist, as a metropolitan climber, establishes a personal and empathetic relationship with the area immediately around the museum and with the city itself. The performance is a long lasting action at whose climax Chironi issues a cry at specified times. The echo of this cry, similar to the one that spreads in the mountain valleys and guaranteed by a powerful sound system, aims to reach the entire city as well as the inner rooms of the Museum, establishing a primal and imaginary dialogue with the surrounding urban fabric, and also an ironic ideal bridge between South and North of Italy, from Vesuvius to Dolomites. The echo by Chironi is re-actualized and dispersed into the multiple space of radio for bip bop. ECO was produced by Museo d’Arte Contemporanea DonnaREgina (M.A.D.RE) for CORPUS. Arte in Azione curated by Eugenio Viola and Adriana Rispoli in collaboration with Dolomiti Contemporanee, C.A.I. and Dolomiti Rocce.
Cristian Chironi (Nuoro, 1974) utilizza diversi linguaggi, la performance, la fotografia, il video, il disegno, facendoli dialogare spesso insieme. Ha realizzato lavori site-specific di carattere performativo e installativo, cercando sempre l’interazione con il contesto umano (pubblico) o ambientale (spazio). La sua ricerca mira a mettere in relazione realtà e finzione, memoria e contemporaneità, figura e immagine, conflitto e integrazione, materiale e immateriale. Fra le sue mostre personali: CROSS OVER, Biagiotti Art Project, Firenze; Hypnerotomachia, Galleria Biagiotti, Firenze; DK, Art Fall 09, PAC, Ferrara; Propp, Placentia Art, Piacenza. I suoi lavori sono stati presentati in diversi spazi espositivi e performing arts festivals in Italia e all’estero fra cui: Museum of Modern and Contemporary Art, Rijeka; Kaai Theater/studio’s, Bruxelles; Mousonturm, Frankfurt; Marca, Catanzaro; Tongji University, Shanghai; Villa Reale, Monza; GC.AC., Monfalcone; Prague Biennale Art 4; MAN, Nuoro; Fondation Cartier, Parigi; Performances, Arles; Les urbaines, Losanna; Trama, Fundacao Serralves, Porto; Premio Internazionale della Performance, Trento; transACTION, Monaco; Uovo, Milano; Raum, Bologna. Cristian Chironi (Nuoro, 1974) uses different media and languages, including performance, photography, video and drawing, often creating a sort of interaction among them. He worked on site-specific performances and installations in close relationship with context, be it human (public) or environmental (space). His research aims at creating connections between image and imagination, fact and fiction, memory and modernity, conflict and integration, material and immaterial. Among his solo exhibitions: CROSS OVER, Biagiotti Art Project, Florence; Hypnerotomachia, Biagiotti Gallery, Florence; DK, Art Fall 09, PAC, Ferrara; Propp, Placentia Art, Piacenza. His works have been exhibited in Italian and international art spaces and performing arts festivals including: Museum of Modern and Contemporary Art, Rijeka; Kaai Theater/studio’s, Brussel; Mousonturm, Frankfurt; Marca-Museum of Arts, Catanzaro; Tongji University, Shanghai; Villa Reale, Monza; GC.AC., Monfalcone; Prague Biennale Art 4; MAN, Nuoro; Fondation Cartier, Paris; Performances, Arles; Les urbaines, Lausanne; Trama, Fundacao Serralves Porto; International Prize for Performance, Trento; transACTION, Munich; Uovo, Milan; Raum, Bologna. http://www.cristianchironi.it/

WORKS #3
Landscape∞Remix (2013) è un progetto in progress di Giulia Casula che riflette sul suono, sulla natura del paesaggio e del suo divenire in una continua e ciclica trasformazione. È anche una riflessione su quello che è considerato scarto, sul dare forma a un resto che è intraducibile e inconsistente. Il suono è frutto di un percorso di osservazione e di ascolto del paesaggio che ha avuto luogo al Museo MAN di Nuoro, coinvolgendo artisti e musicisti attraverso una personale interpretazione e sonorizzazione di alcune opere della collezione permanente del museo che ha dato vita a un archivio sonoro, Notations Archive, e a una performance collettiva di sonorizzazione live delle sale del Museo. Notations Archive è un archivio aperto di estratti di lavori sonori, in dialogo con un’idea di paesaggio, di collezione e di remix. Gli artisti invitati a dare un contributo hanno condiviso i loro materiali che sono stati rielaborati dal vivo in una seconda tappa del progetto nella performance live dei Rainbow Island negli spazi de La Pelanda, Macro (Roma). Il remix finale è stato registrato e, a partire da questo documento sonoro, si riflette sulla specificità di un nuovo paesaggio, evidenziando direzioni di senso e nuove possibilità di ascolto. Un inedito remix dei documenti sonori dall’archivio finora raccolto sarà realizzato in tempo reale per bip bop. Landscape∞Remix (2013) is a work in progress that reflects on sound and the nature of landscape and its existence in a continual and cyclical process of transformation. It is also a reflection on what is considered waste, on giving shape to inconsistent, untranslatable waste. Sound is the result of observing and listening to the landscape that took place in the MAN Museum (Nuoro) and involved artists and musicians in a personal interpretation and sonorisation of works from the museum’s permanent collection, creating a sound archive, Notations Archive, and a live collective performance inside the Museum. Notations Archive is an open archive of excerpts of sound works, in dialogue with the ideas of landscape, collection and remix. The artists invited to give a contribution shared their materials that were later re-elaborated in a second step of the project in Rome (La Pelanda-Macro), in a free live re-interpretation by Rainbow Island. The final remix has been recorded and from this document starts the reflection on the specificity of a new landscape, underlining new meanings and new possibilities of listening. A never-been-heard-before remix for radio will be broadcast live on bip bop.
Giulia Casula (1977), vive e lavora tra Genova e Cagliari. Il suo lavoro si concentra sul paesaggio, sui luoghi e sulla storia attraverso un’analisi dell’immaginario sociale che esplora il rapporto tra il reale e le sue molteplici rappresentazioni e mappature, sottolineandone gli aspetti precari e intangibili. Giulia Casula (1977) lives and works between Genova and Cagliari. Her work is focused on landscape, place and history through an analysis of the social imagination. This analysis explores the relationship between reality and the multiple ways in which it is represented and mapped, highlighting its precarious and intangible aspects.

ARCHIVIO #1
PSPK, FLSP_A_91 e FLSP_AA_91 fanno parte di Kopfräume/Headscapes, opere sonore di Bernhard Leitner pensate e create per lo spazio interno alla testa da ascoltare tramite cuffie. Sono lavori tridimensionali, spazi sonori intimi che, interpretando la testa dell’ascoltatore come un auditorium, ne misurano e modellano lo spazio attraverso movimenti sonori e la localizzazione di segnali audio. Alcuni Kopfräume sono stati concepiti come sculture sonore e pubblicati su CD (ZKM Edition, 2003), altri sono stati prodotti per l’Atelier Radiophonique di France Culture e poi trasmessi anche da West German Radio Cologne and Southwest Radio Baden-Baden attraverso apparati radio stereofonici. PSPK, FLSP_A_91 and FLSP_AA_91 are part of Kopfräume/Headscapes, soundworks by Bernhard Leitner specifically conceived and created for the interior of the listener’s head and to be listened to through earphones. They are three-dimensional works, intimate sonic spaces based on in-head localization of audio signals and shaping the interior space of the head acoustically through sound movements. The head is interpreted as an acoustic auditorium, without dimensions of its own, but measured out with precise motions of sound. Several Kopfräume were conceived as audio sculptures and released on CD (ZKM Edition, 2003), others have been produced for the Atelier Radiophonique of France Culture and then broadcasted also by West German Radio Cologne and Southwest Radio Baden-Baden via radio-stereophonic equipment.
Bernhard Leitner, nato in Austria nel 1938, ha studiato architettura alla Technische Universität di Vienna. Alla fine degli anni Sessanta ha iniziato a realizzare spazi scultorei e architettonici modellati e definiti dal suono diventando un pioniere e uno degli artisti più importanti nel campo delle arti time-based. Il suo interesse per le relazioni fra suono, spazio e percezione lo ha portato a creare un ampio corpus di installazioni site-specific, architetture sonore e dispositivi di ascolto concepiti per una persona da esperire con il corpo intero. L’artista è stato professore associato alla NYU (1971-1982), docente di Media Art alla Università di Arti Applicate di Vienna (1987-2005) e ha esposto il suo lavoro in numerosi musei, spazi espositivi e festival fra cui Musée de la ville de Paris; P.S. 1, New York; Akademie der Künste, Berlino; Documenta VII, Kassel; Ars Electronica, Linz; Biennale di Venezia; Hamburger Bahnhof, Berlino; Kunsthalle Vienna; Stadtgalerie Saarbrücken e, recentemente, alle mostre >denken<, KOLUMBA Museum, Colonia, A House full of Music. Strategies in Music and Art, Mathildenhöhe, Darmstadt e SoundArt. Sound as Medium in the Arts, ZKM, Karlsruhe (2012). Bernhard Leitner, born in Austria in 1938, studied Architecture at the Technical University in Vienna. He started to work on architectural and sculptural spaces built and formed with sound at the end of the 1960s becoming a pioneer and one of the most prominent artists in the field of time-based plastic arts. His interest in the relationships between sound, space and perception lead him to create a large body of sound-space works, site-specific installations, sonic architectures and listening dispositifs for one person to be experienced with the whole body. He was Associate Professor at NYU (1971-1982) and Professor for Media Art at the University of Applied Arts in Vienna (1987-2005). Leitner has been exhibiting his works at various museums, arts spaces and festivals including: Musée de la ville de Paris; P.S. 1, New York; Akademie der Künste, Berlin; Documenta VII, Kassel; Ars Electronica, Linz; Biennale di Venezia; Hamburger Bahnhof, Berlin; Kunsthalle Vienna; Stadtgalerie Saarbrücken; and, more recently, at the exhibitions >denken< at KOLUMBA Museum, Cologne, A House full of Music. Strategies in Music and Art at Mathildenhöhe Darmstadt and SoundArt. Sound as Medium in the Arts at ZKM Karlsruhe (2012). http://www.bernhardleitner.com/

ARCHIVIO #2
Suono Interno è una performance di Terry Fox realizzata nel 1979 nella Chiesa di Santa Lucia a Bologna che mette in atto l’interesse ambientale dell’artista, il suo approccio scultoreo al suono e l’uso di strumenti minimi per trasformare lo spazio in uno strumento musicale espanso. Suonando per tre giorni consecutivi due lunghe corde di pianoforte parallele fissate al portale e alla copertura in legno della cripta della chiesa, l’artista ha trasformato la navata in un corpo vibrante e risonante, una cassa armonica di enormi dimensioni in grado di trasmettere il suono anche all’esterno. bip bop presenta un estratto della registrazione della performance. Suono Interno is a performance by Terry Fox made in 1979 in the Santa Lucia Church in Bologna enacting his environmental interest, his sculptural approach to sound, and his use of simple tools to transform space in an expanded musical instrument. Playing for three consecutive days two parallel 100-meters long piano wires strung between the portal and a wooden covering of a hole leading to the crypt, the artist turned the nave of the church into a vibrating and resonating body, a wide harmonic box projecting the sound out into the street. bip bop presents an excerpt from the recording of the performance.
Terry Fox (1943-2008) è stato uno dei principali protagonisti delle esperienze performative, concettuali, video e sonore della West Coast americana della fine degli anni 60. Ha studiato alla Cornish School of Allied Arts di Seattle e all’Accademia di Belle Arti di Roma trasferendosi, in seguito, in Europa, dove ha vissuto e lavorato per molti anni. La ricerca di Fox si è concentrata su fenomeni quotidiani, aspetti della vita sociale e processi energetici utilizzando oggetti e materiali semplici e poveri. I suoi lavori sono stati presentati in numerose mostre personali e collettive in musei come il San Francisco Art Institute; Sculpture Center, New York; Museum of Conceptual Art, San Francisco; Berkeley Art Museum; MoMa, New York; Musee d’Art Moderne, Parigi; Stadtgalerie Saarbrüken; Kunsthalle Fridericianum, Kassel. Ha partecipato a Documenta (1972, 1977, 1987), alla Whitney Biennial (1975, 1977) e alla Biennale di Venezia (1984). Terry Fox (1943-2008) was one of the main participants in West Coast performance, video, sound and conceptual art movements of the late 1960s. He studied at the Cornish School of Allied Arts in Seattle and the Accademia di Belle Arti in Rome and lived in Europe for many years. Fox’s work highlights everyday phenomena, aspects of social life, energy processes by using simple objects and materials. His works have been presented in numerous solo and group exhibitions at international museums such as San Francisco Art Institute; Sculpture Center, New York; Museum of Conceptual Art, San Francisco; Berkeley Art Museum; MoMa, New York; Musee d’Art Moderne, Paris; Stadtgalerie Saarbrüken; Kunsthalle Fridericianum, Kassel. He participated in Documenta (1972, 1977, 1987), Whitney Biennial (1975, 1977), and Venice Biennale (1984).

ARCHIVIO #3
Wochenende/Weekend (1930) di Walter Ruttmann è un pionieristico radio-dramma delle origini della storia radiofonica. Un ritratto acustico della città di Berlino durante un fine settimana, dal termine del lavoro al sabato fino all’inizio di una nuova settimana al lunedì mattina. Un collage sonoro di registrazioni, parole, frammenti musicali e suoni che oscilla fra pattern sonori e narrazione. “Tutto ciò che è udibile diviene materiale. E ora è possibile conferire nuovo senso a questo infinito materiale modellandolo in accordo alle leggi del tempo e dello spazio. La nuova arte audio non sfrutterà solo il ritmo e le dinamiche, ma anche lo spazio creato dall’intera scala delle differenziazioni sonore. Tutto ciò apre la strada a un’arte acustica completamente nuova – nuova nei suoi mezzi e nei suoi effetti” (Walter Ruttmann). Wochenende/Weekend (1930) by Walter Ruttmann is a pioneering work from the early days of radio produced by Berliner Rundfunk. It’s an acoustic portrait of the city of Berlin during a weekend, from the end of work on Saturday to the beginning of the next week on Monday morning. A sound collage of recordings, words, music fragments and sounds alternating between narration and sound pattern. “Everything audible in the whole world becomes material. This infinite material can now be given new meaning by fashioning it in accordance with the laws of time and space. Not only rhythm and dynamics will be exploited by this new audio art’s will to reshape, but also the space created by the whole scale of the sound differences arising. This opens the way for a completely new acoustic art – new in its means and in its effects” (Walter Ruttmann).
Walter Ruttmann (1887-1941) è stato un regista e uno dei primi e maggiori esponenti dell’avanguardia cinematografica tedesca. Studiò architettura a Zurigo e pittura a Monaco e lavorò come graphic designer prima di iniziare a sperimentare in campo cinematografico con i suoi primi corti astratti dell’inizio degli anni Venti: Lichtspiel: Opus I (1921) e Opus II (1923). Il suo film più noto è Berlin: Die Sinfonie der Großstadt (Berlino: Sinfonia di una grande città, 1927), un documentario e una celebrazione ritmica della capitale tedesca, ripresa nel corso di una giornata, che ispirò una serie di “sinfonie di città” negli anni seguenti. Walter Ruttmann (1887-1941) was a German film director and an early practitioner of experimental film. He studied architecture in Zurich and painting in Munich and worked as a graphic designer. He started to experiment with avant-garde film in the early 1920s with his first abstract short films: Lichtspiel: Opus I (1921) and Opus II (1923). His most famous film is Berlin: Die Sinfonie der Großstadt (Berlin: Symphony of a Great City, 1927), a rhythmically edited documentary celebration of the German capital which inspired a spate of similar “city symphonies”.

ARCHIVIO #4
Radio Net (1977) fa parte di una serie di progetti di Max Neuhaus chiamati Networks. Instaurando un dialogo fra luoghi di ricezione multipli e lo studio radiofonico, i Networks rappresentano uno dei primi esempi di attualizzazione delle spazialità disperse, delocalizzate e simultanee della radio. Combinando la rete telefonica pubblica e la trasmissione radio, i Networks miravano a creare “uno spazio sonoro virtuale che un ampio numero di persone potessero abitare contemporaneamente” rovesciando il modello di distribuzione broadcast della radio in una piattaforma di interazione collettiva con un’audience potenzialmente illimitata e interpretando la musica come un’attività aperta e processuale, un artefatto culturale collettivo. Il primo di questi progetti fu Public Supply, realizzato nel 1966 alla WBAI di New York coinvolgendo l’intera città: ogni abitante poteva partecipare telefonando, mentre l’artista agiva come una sorta di “moderatore” mixando il flusso sonoro con tecnologie auto-costruite. In Radio Net, l’artista coinvolse un’area più ampia lavorando con la rete di duecento stazioni della National Public Radio sul territorio statunitense e cinque città da cui le persone potevano chiamare: New York, Dallas, Atlanta, Minneapolis e Los Angeles. Neuhaus chiedeva agli ascoltatori di fischiare, di iniziare un processo di ascolto e interazione reciproci, e implementò un sistema automatico di mixaggio dei suoni eliminando il proprio intervento diretto dal processo. Il circuito nazionale usato dalla National Public Radio per connettere le diverse stazioni fu trasformato in un dispositivo di manipolazione sonora convertendo il sistema in cinque circuiti chiusi dotati di shifter di frequenza in cui i suoni potevano circolare. bip bop presenta un estratto della registrazione che documenta l’evento radiofonico. Radio Net (1977) is part of a series of Max Neuhaus‘ projects called Networks, which represents one of the first examples of works created for radio actualizing the dispersed, de-localized and simultaneous spatiality involved in broadcast technologies by starting a dialogue between multiple reception sites and the radio studio. Combining the public telephone network and radio broadcast, Neuhaus’ Networks aimed at creating a “virtual aural space where a large number of people could be at the same time” overturning radio broadcast distribution model into a platform for collective interaction with a potentially unlimited audience and interpreting music as an open, processual activity, a collective cultural artifact. The first of these broadcast works was Public Supply, made in 1966 at radio station WBAI in New York involving an area encompassing New York City: any inhabitant could join a live dialogue by making a phone call, while the artist acted as a sort of “moderator” mixing the incoming sounds with self-built technology. In Radio Net, Neuhaus involved a larger area working with the whole network of two hundred stations of the National Public Radio spread across the USA with five cities where people could call: New York, Dallas, Atlanta, Minneapolis and Los Angeles. Neuhaus asked the listeners to whistle, to start a collective dialogue, a process of reciprocal listening, and implemented a completely automatic system for mixing incoming sounds removing himself from the process. The national loop used by the National Public Radio to connect different radio stations was transformed into a sound-transformation circuit by converting the system into five closed loops with frequency shifters where sounds could circulate. bip bop presents an excerpt from the recordings documenting the radio event.
Max Neuhaus (1939-2009) è stato un pioniere nel campo della ricerca sonora. Sin dai primi anni Sessanta si è affermato come interprete di musica contemporanea e, nella seconda metà della decade, ha iniziato a dedicarsi a progetti sonori decisamente al di fuori della tradizione musicale abbandonando i contesti culturali convenzionali e lavorando anonimamente in spazi pubblici. La sua opera è ampia e varia e si è articolata in Place works, installazioni sonore site-specific, Moment works, segnali sonori comunitari, Networks, Walks e Passage works, fino a disegni e a progetti legati al sound design. Ha realizzato installazioni permanenti in Europa (Kunsthaus Graz; Castello di Rivoli; CAPC Musée d’Art Contemporain, Bordeaux; AOK Building, Kassel; e la città di Stommeln) e Stati Uniti (Times Square e Dia:Beacon a New York) e numerosi lavori temporanei in sedi espositive prestigiose fra cui: Museum of Modern Art; Whitney Museum of American Art; the Clocktower, New York; ARC, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris; Centre National d’Art Contemporain, Grenoble; Kunsthalle Basel; Kunsthalle Bern; Documenta 6 e 9, Kassel; Biennale di Venezia. Max Neuhaus (1939-2009) was a pioneer of artistic activities with sound. A renowned interpreter of contemporary music while still in his twenties, from the end of the 1960s Neuhaus went on to pioneer artistic activities outside conventional cultural contexts and began to realize sound works anonymously in public places. His oeuvre is diverse, ranging from Place works, site-specific sound installations, Moment works, communal sound signals, Networks, Walks and Passage works, to drawings and sound applied to urban and personal design. He created a large number of sound works for various environments, including permanent works in the United States (Times Square and Dia:Beacon in New York) and Europe (Kunsthaus Graz; Castello di Rivoli; CAPC Musée d’Art Contemporain, Bordeaux; AOK Building, Kassel; and the town of Stommeln), along with numerous short-term works in museums and exhibitions including: Museum of Modern Art; Whitney Museum of American Art; the Clocktower, New York; ARC, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris; Centre National d’Art Contemporain, Grenoble; Kunsthalle Basel; Kunsthalle Bern; Documenta 6 and 9, Kassel; Venice Biennale. http://www.max-neuhaus.info/

RADIO LINKS
bip bop ospita una selezione di frammenti del paesaggio sonoro della città intrecciati a parole, commenti e riflessioni da Suoni di Bologna, un progetto di Sounday che fa incursione nel palinsesto di Radio Città Fujiko con field recordings in forma di intervallo. “C’era una volta l’intervallo, una cartolina in bianco e nero un po’ sfumata inviata in tutte le case su televisori, accompagnata da una musichetta, l’Allegro dalla Sonata VI in la maggiore (nota anche come Toccata per arpa) di Pietro Domenico Paradisi. Riempiva gli spazi del monopalinsesto con vedute, monumenti, scenari e consentiva ad una Italia nuova di conoscere e apprezzare le sue bellezze valorizzando alpeggi e marine, chiese e palazzi. Suoni di Bologna per Radio Città Fujiko propone l’ascolto di pillole sonore di scenari acustici della città. Fontane, voci, ambienti. Logo sonoro il campanello di una bicicletta cui fa eco lontano un clacson, rappresentazione della qualità acustica che questa città potrebbe conquistare rinunciando all’auto per ascoltare le proprie voci” (Suoni di Bologna). bip bop hosts a selection of fragments of the soundscape of Bologna interlaced with words, comments and reflections by Suoni di Bologna, a project curated by Sounday that presents field recordings from the city as intervals in Radio Città Fujiko’s schedule. “Once upon a time there was the ‘Intervallo’, a black and white postcard broadcasted on TV into every house, accompanied by the Allegro from Sonata VI in la maggiore (called also Toccata per arpa) by Pietro Domenico Paradisi. It filled the gaps of the TV schedule with views, monuments, sceneries allowing a new Italy to know and appreciate its beauties: mountains and seascapes, churches and palaces. Suoni di Bologna proposes on Radio Città Fujiko acoustic city landscapes: fountains, voices, environments.The sound logo is a bike bell and a far car horn, a representation of the acoustic quality that the city could achieve by giving cars up to listen to its voices” (Suoni di Bologna).
Suoni di Bologna è un progetto di mappatura sonora orientato a raccontare la città attraverso i suoi suoni. Le registrazioni sul campo testimoniano eventi e stile di vita degli abitanti e documentano il paesaggio sonoro della città, registrano l’impatto acustico. Suoni di Bologna è aperta al contributo di chiunque voglia collaborare ed è organizzata e gestita da Sounday – associazione per il Sound Design attiva a Bologna dal 2008 e membro del Forum for Klanglandschaft (FKL). L’attività di Sounday è orientata alla sensibilizzazione ai temi del paesaggio sonoro attraverso operazioni sul territorio: laboratori esperienziali sull’ascolto, sulla voce, passeggiate sonore, installazioni, incontri di approfondimento per adulti e bambini, documentari, convegni e seminari. Sin dall’inizio della sua attività ha curato la pubblicazione on line Sounday Times dedicata ai temi del sound design e del paesaggio sonoro. Suoni di Bologna (Sounds of Bologna) is a collaborative sound mapping project for the city of Bologna. The project aims to tell the city through its sounds. Field recordings bear witness to events and lifestyle of the inhabitants and document the soundscape of the city. Suoni di Bologna is organized and managed by Sounday – association for Sound Design, founded in Bologna in 2008 and member of Forum for Klanglandschaft (FKL). Sounday’s projects aims at increasing awareness about soundscape through different kinds of activities: experiential workshops on listening and voice, soundwalks, meetings for adults and children, documentaries, installations, conferences and seminars. Sounday publishes Sounday Times, an online publication on sound design and soundscape. http://www.soundaytimes.com, http://www.freesound.org/people/suonidibologna

PLAYLIST
Selezione musicale di/Music selection by Francesco Brasini
Christina Kubisch, Circles II, On Air. Six Themes on Open Space (Die Schachtel, 2004)
Alvin Lucier, Music on a Long Thin Wire (Lovely Music, 1980/92)
Maryanne Amacher, Synaptic Island, Sound Characters. Making the Third Ear (Tzadik Records, 1999)
Emptyset, Mirror, Medium (Subtext Recordings, 2012)
Francesco Brasini lavora nel panorama musicale dalla fine degli anni Ottanta esplorando diversi generi musicali e tipologie di strumentazione. La sua ricerca attuale si basa sulla creazione di strutture compositive ottenute da somme di tones e overtones prodotti dalle corde di chitarre elettriche e dal feedback generato dai sistemi di amplificazione. Collabora con Zapruder Filmmakersgroup e Barokthegreat nella realizzazione di musiche per film, performances e installazioni. Dal 2010 porta avanti un progetto musicale in duo con Luciano Maggiore da cui hanno origine le releases Chàsm Achanés e How to Increase Light in the Ear (Boring Machines, 2011 e 2012). Francesco Brasini has been working in the musical field from the end of the 1980s, exploring different genres and instruments. His current research is based on compositional structures obtained from the sums of tones and overtones produced by the strings of electric guitars and the feedback generated by amplification systems. He collaborates with Zapruder Filmmakersgroup and Barokthegreat to create music for films, performances and installations. In 2010 he started a music project with Luciano Maggiore that led to the releases Chàsm Achanés and How to Increase Light in the Ear (Boring Machines, 2011 and 2012). https://soundcloud.com/francescobrasini

INTERLUDI
Letture da/Readings from Italo Calvino, Brandon LaBelle, Ligna, Filippo Tommaso Marinetti, Jean-Luc Nancy, Friedrich W. Nietzsche, Hildegard Westerkamp…


Courtesy the artists, The Estate of Max Neuhaus, Suoni di Bologna.

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